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"La musica è una fortuna e, come diceva il maestro Claudio Abbado, la nostra vera terapia"

Ezio Bosso

Ezio Bosso a Sanremo

Ieri sera non stavo guardando la TV, forse un caso, o forse no, decido di accenderla.


Stavano trasmettendo Sanremo e vedo Ezio Bosso, enfant prodige, una vita passata a comporre, dirigere, suonare il piano.
Ha scritto le musiche del film 'Io non ho paura di Salvatores, e tanta altra musica di successo.


Beh ha catturato la mia attenzione, e probabilmente ha fatto lo stesso effetto a molti di voi. Conoscevo il suo genio artistico e la malattia, la Sla, che affronta con coraggio.


Non me la sento di commentare, le sue parole sono più incisive di qualsiasi riflessione, desidero solo riportarle qui di seguito:

"La musica è una vera magia, sapete non a caso i direttori d'orchestra hanno la bacchetta, come i maghi, la musica è una fortuna, e come diceva il grande maestro Claudio Abbado è la nostra vera terapia...
Allora, proprio seguendo quell'uccellino che volava, mi sono perso e mi sono messo a ragionare sull'importanza di perdersi per imparare a seguire.
Noi diciamo perdersi è brutto, no a volte perdere i pregiudizi, perdere le paure, perdere il dolore ci avvicina e ci fa seguire. Adesso provo a suonare, sono agitato"

Si avvicina al pianoforte e comincia la sua magia, note, musica meravigliosa, le sue dita sul pianoforte, si lui riesce a lasciarsi andare.... Perdersi per seguire, lui ci riesce.
È' un grande artista, un grande talento e soprattutto un grande uomo.

Ascoltate le sue parole e la sua musica.

Rinascita

La natura rappresenta sempre la nostra vita. Nelle immagini vediamo ciò che abbiamo bisogno di vedere per rinascere e crescere. La vita, il volo, la libertà, il cammino, la rinascita.

psicoterapia
psicologia

Carl Rogers e la psicoterapia

In un percorso di psicoterapia è fondamentale focalizzarsi sul modo speciale di essere della persona che ci chiede aiuto. Carl Rogers scrive a proposito di questo:

"Sotto qualunque aspetto noi facciamo di una persona un oggetto - sia mediante lo strumento diagnostico o analitico, sia percependolo impersonalmente in una cartella clinica - , non facciamo che ostacolare le nostre finalità terapeutiche: fare di una persona un oggetto si è rivelato utile nel trattamento delle malattie fisiche; non si è dimostrato utile invece con i pazienti psicologici. Apportiamo un aiuto profondo solo quando nella relazione rischiamo noi stessi come persone, quando sperimentiamo l'altro come una persona con i suoi diritti: solo allora ha luogo un incontro ad una profondità tale da dissolvere il dolore della solitudine in entrambi, nel cliente come nel terapista."

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